#nomadworker – #smartcities – Apple e IBM

Posted by m.vianello on luglio 18, 2014
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Michele Vianello-nomadworker-Apple-IBM

 

Grazie all’aiuto di Alberto d’Ottavi ho presentato a Milano (presso LOGIN coworking tecnologico) il mio libro “Costruire una città intelligente“.

Nell’immaginario collettivo resterà, oltre ad una bella chiacchierata, anche la presentazione di un libro sui tetti di Milano. Un evento assolutamente inusuale.

Michele Vianello-login-nomadworker

 

Quel tetto resta il simbolo che le nostre attività si possono svolgere dappertutto.

E il TAG #nomadworker che mi accompagna ormai da qualche anno, non rappresenta un vezzo intellettuale.

#nomadworker è la rappresentazione virtuale di un modo reale di concepire la città e la vita lavorativa e non solo.

Michele Vianello-nomadworker-Venere

Nel corso di tutto il ’900 la città fordista (la città degli “atomi”) è stata identificata con il trinomio luogo, attività, tempo. Ogni attività si svolgeva in un luogo ben definito, secondo orari ben prestabiliti e codificati.

Al contrario, la città e la vita di ognuno di noi nell’epoca di Internet può essere flessibile e decontestualizzata.

Ad alcune condizioni, nella città smart, l’individuo si potrà riappropiare del proprio tempo e del proprio lavoro.

Michele Vianello-nomadworker-smart cities

 

Quando racconto questa visione della città molti mi guardano sgomenti. Nei loro occhi leggo un pensiero recondito: “…ma questo è davvero matto, cosa ci propone.”.

Qualche giorno fa IBM e Apple hanno raggiunto uno storico accordo.

Apple e IBM produrranno assieme app per le aziende e venderanno tablet e mobile a questi soggetti imprenditoriali.

È chiaro l’intedimento strategico di questo accordo. Sicuramente Apple e IBM intendono intercettare la tendenza di molte aziende ad adottare politiche improntate al BYOD (Bring your own device).

Soprattutto, cloud computing, mobile, social networking, nomadismo lavorativo stanno diventando, combinati tra di loro, l’asse attorno al quale verrà ridisegnato il mondo del lavoro e le politiche improntate alla sostenibilità ambientale.

Michele Vianello-coworking-nomadworker

Quando racconto e parlo di #nomadworker sono convinto di averla vista giusta.

E allora, avranno ancora una motivazione le città fordiste fondate sull’accoppiata, rigidamente pianificata, di luogo, attività, tempo?

Ed eccovi confezionata, ancora una volta, una sfida totalmente nuova per i nostri Amministratori: la capacità di disegnare, meglio di codisegnare, la città post fordista.

Michele Vianello-post fordismo

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Innovazione: la maturita’ del “change or die”. Una visione “non quantitativa” dell’Agenda Digitale

Posted by m.vianello on luglio 16, 2014
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Change-Michele Vianello-Smart Cities

Una visione salvifica e purtroppo incrementale dell’uso e della diffusione  dell’IT.

L’innovazione non è mai a “somma zero”, almeno nei suoi risvolti. 

L’esortazione che mi piace molto di più é “o condividi o muori“.

Ieri ho pubblicato un post finalizzato ad abbandonare una visione quantitativa e ottimistica dell’Information Technology.

Il post ha ricevuto molte interazioni. È mia intenzione nelle prossime settimane approfondire queste tematiche.

Vi ripropongo il post.

“Proviamo a definire in modo un po’ meno entusiastico il concetto/esortazione “change or die” riferito all’innovazione. Abbandoniamo cioè la nostra aria di superiorità verso coloro che non sono entrati ancora nel “magico mondo” dell’Information and Communication Technology.

Normalmente il concetto “change or die” viene interpretato come: “o i sistemi produttivi – e sociali – sono in grado di innovarsi o, inevitabilmente, l’impatto delle nuove tecnologie avrà la meglio sulle tradizionali aree di business“.

Questa riflessione, in sé corretta, identifica, senza soluzione di continuità, il concetto di innovazione con l’Information and Communication Technology. Ne discende così, troppo spesso, una visione salvifica e purtroppo incrementale dell’uso e della diffusione -auspicabili – dell’IT.

Il nostro pensiero deve essere più complesso, maggiormente approfondito. Il “change or die” non deve essere identificato con una sorta di darwinismo tecnologico. Il tipico esempio adottato è quello della morte della Kodak a causa dell’affermarsi di piattaforme social come Instagram.

In realtà la nascita e la morte dei sistemi produttivi e/o sociali è più complessa della semplice diffusione delle tecnologie e delle piattaforme che oggi assimiliamo al mondo dell’IT. L’Information and Communication Technology pone all’attenzione di noi tutti, con grande forza, l’opportunità di efficientare un sistema, di risparmiare sui costi, di condividere in modo inedito la conoscenza.

Tuttavia l’IT ha anche la caratteristica di essere terribilmente labour saving. Anche in un’azienda che introduce massicciamente piattaforme di IT inevitabilmente una quota di forza lavoro, e non necessariamente quella più dequalificata, verrà espulsa.

Interi filoni produttivi, soprattutto quelli legati al mondo dei servizi e della Pubblica Amministrazione, saranno sottoposti ad un sensibile calo occupazionale conseguentemente all’introduzione di massicce dosi di IT.

Qualche giorno fa il quotidiano “La Repubblica“, nell’articolo “Addio cassiere, ora in banca dietro lo sportello c’è solo un tablet“, segnalava le prossime tensioni occupazionali anche in quei mondi. Perdonatemi la franchezza, sicuramente non saranno le “fabbriche di app” o gli “artigiani digitali” a colmare quei vuoti occupazionali.

Come è noto l’innovazione non è mai a “somma zero”, almeno nei suoi risvolti occupazionali. Chi scrive, da tempo, ritiene che siamo in presenza di una rivoluzione della quale siamo inconsapevoli. La rivoluzione riguarda la formazione, la distribuzione e la condivisione della conoscenza e del sapere.

La rivoluzione attiene non semplicemente la sfera dell’economia, ma l’essenza stessa dei sistemi democratici, l’organizzazione della vita delle imprese, dei sistemi universitari e di generazione del sapere.

Poiché la quantità/qualità della conoscenza e del sapere è ciò che “fa la differenza” sul valore e sull’appetibilità dei beni, la qualità dei processi cognitivi sarà sempre di più centrale per determinare il successo e la capacità competitiva di una società/impresa.

Ecco allora un ambito non generico del “change or die”. Per sopravvivere i sistemi di generazione e diffusione del sapere devono mutare. Devono essere improntati a pratiche di condivisione e di “orizzontalità”. L’esortazione che mi piace molto di più sarà allora “o condividi o muori“.

Mi spiego meglio. Chi, sia esso un’impresa o un sistema sociale, sarà in grado di valorizzare attraverso la cultura della condivisione (le culture wiki) il processo di costruzione/diffusione del sapere, quel soggetto avrà più opportunità di altri di competere e di sopravvivere.

Come si capirà bene allora l’esortazione “change or die” non va limitata alla quantità di tecnologie IT da introdurre o da diffondere (pensiamo solo alla sensoristica in un ambiente urbano), quanto piuttosto alla capacità di utilizzare i nuovi sistemi di produzione e di diffusione condivisa dei dati.

Il successo dell’esplosione di Internet of Everything (o di Internet of Thing) non sarà mai misurabile in funzione della quantità di sensori che permeeranno la nostra vita, quanto piuttosto sulladisponibilità e sulla capacità di trattare i dati e di rendere migliore, grazie all’utilizzo dei dati, la nostra vita.

Ma questa consapevolezza è ben lungi dall’essere acquisita, soprattutto dalle governance. Ecco perché il “change or die” sta generando e genererà ancora di più nuove forme di ingiustizia sociale che potrebbero tradursi in un diffuso “neo luddismo” anti IT.

Chi oggi dirige l’Agenzia Digitale italiana si troverà di fronte ad un problema. Dovràintrodurre forti componenti di IT nella macchina pubblica italiana per efficientarla e renderla più trasparente (è la loro mission) ma, inevitabilmente, creerà le condizioni per mettere in esubero almeno 1/3 degli attuali dipendenti pubblici italiani.

Inevitabilmente dobbiamo cambiare ma con un’attenzione “banale”. La diffusione dell’IT, se non accompagnata da un forte pensiero politico e sociale e da una rinnovata idea di welfare, potrebbe generare fortissime diseguaglianze sociali ed economiche rendendo così vana la rivoluzione che molti di noi da tempo auspicano.

La sfida non è quindi solo tra efficienza, assimilata all’IT, e inefficienza assimilata al mondo analogico. La distanza tra chi sa e chi non sa, tra chi è consapevole e chi non è consapevole è già oggi evidente. Attorno al colmare questo gap si giocherà il destino – non esagero – delle nostre società nei prossimi anni.

Ecco perché la nostra esortazione al “change or die” deve uscire rapidamente dalla sua entusiastica infanzia fatta di social, di startup e di maker. Il nostro entusiasmo deve trasformarsi dal “wow!!!” entusiastico a politiche industriali e sociali per Internet. È sicuramente questa la sfida più affascinante per Matteo Renzi.”

p.s. oggi appare la seguente notizia “Microsoft prepara la più grande ristrutturazione: sul piatto almeno 6mila posti di lavoro”.

È un tipico esempio di “change or die” ricolto al mondo dell’Information Technology.

Urgono pensieri lunghi.

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Google, Schimdt e l’Italia

Posted by m.vianello on giugno 11, 2014
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eric-schmidt-google

Il nostro Paese è subalterno culturalmente verso Google e i colossi dell’I.T.

Ma il nostro Paese non ha risorse e dimensioni industriali adeguate.

Come uscire da questo pericoloso guado e inaugurare una politica industriale verso l’I.T..

 

Parla Google (ma avrebbe potuto essere Apple, Amazon ecc.), esprime legittime considerazioni sull’evidente arretratezza digitale del nostro Paese e subito si apre una discussione che oscilla tra la subalternità e l’indignazione.

C’é chi si indigna “Google ci fa la predica, come si permettono?” e chi si limita a magnificare Google che può dire di tutto sull’innovazione.

Personalmente mi colpisce questa frase pronunciata da Schmidt Io credo – ha aggiunto il manager che l’Italia possa fare di più per creare posti di lavoro per i giovani. E la strada giusta è quella della scommessa sulla digitalizzazione. Voi avete un asset – ha concluso – che è il patrimonio storico-artistico ma non avete la tecnologia, manca la cultura del web e la consapevolezza che questo settore può far crescere l’economia”. 

Come dargli torto. Tuttavia non soffermiamoci ad una lettura superficiale delle affermazioni di Schmidt.

Google sta digitalizzando una parte del patrimonio culturale italiano e sta mettendo sul web anche alcuni dei nostri Musei.

D’altronde se non lo facesse Google che ha le risorse e le competenze chi volete che lo faccia? i nostri burocrati del Ministero dei Beni Culturali?

Ciò che mi inquieta, non in senso orwelliano -lì ci pensa Carlo de Benedetti- é che il nostro Paese non ha una politica industriale su Internet e sulla digitalizzazione in generale.

Un Paese con una politica industriale che si incentri sull’estensione dell’economia digitale tratta con Google (con Apple, con Amazon, con Huawei), la “cessione” di pregiati contenuti digitali. Oggi siamo invece culturalmente subalterni, regaliamo a Google i nostri “beni di famiglia”.

Coloro che pensano al protezionismo digitale non tengono in conto che l’Italia non ha dimensioni industriali adeguate, né ha risorse economiche (liquidità) per investire, creare occupazione qualitativamente pregiata, cambiare il tessuto industriale, anche quello più tradizionale.

Forse è il momento che Matteo Renzi pensi ad un serio negoziato, non protezionista, né punitivo (alla Google tax per intenderci) con i “grandi del mondo dell’I.T.. Ci stiamo giocando il futuro del Paese.

 

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Rimini: la prova del fuoco. I cittadini e l’Amministrazione a confronto sull’agenda digitale

Posted by m.vianello on giugno 09, 2014
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Michele Vianello-Agenda Digitale-Comune di Rimini

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Agenda digitale locale a Rimini. Puntiamo alla consapevolezza dei cittadini

Posted by m.vianello on maggio 30, 2014
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Comune di Rimini-Michele Vianello-agenda digitale

 

 

Creare una Agenda digitale locale partendo dalla partecipazione dei city user.

Formare la politica, i dipendenti pubblici e i city user alla “consapevolezza”.

Assieme ad un caro amico, Franco Coen Sacerdotti, ho iniziato una nuova avventura.

Grazie all’Amministrazione comunale di Rimini e particolarmente a tre Assessori (Irina Imola, Nadia Rossi, Sara Visintin), abbiamo iniziato a progettare e a realizzare l’Agenda digitale locale.

Naturalmente non siamo partiti da zero. C’era già a monte un buon lavoro e un gruppo di dipendenti dell’Ente bravi e motivati.

Cosa abbiamo fatto: abbiamo dato un metodo, abbiamo cominciato ad introdurre nella cultura del mondo pubblico idee social e open.

Volutamente il TESTO DELL’AGENDA DIGITALE è sviluppato in modo reticolare e aperto.

Sarà il contributo dei cittadini (city user, perchè Rimini è una città internazionale) a riempirlo di priorità e di contributi.

L’Agenda Digitale di Rimini è costruita per essere realizzata.

Mi ha colpito molto una frase del libro di Nick Bilton “Inventare Twitter”. “Un hackaton è un evento in occasione del quale per un giorno intero ciascuno si dedica a qualcosa di importante per l’azienda, che però non sia il suo lavoro usuale.”

Nella nostra impostazione la costruzione di una Agenda digitale è il frutto di un hackaton continuo, ci impegna per il futuro della propria città innovandola. Seguendo questa metodologia e questa impostazione culturale il giorno 8 giugno si svolgerà il RIMINI CAMP (per iscriversi CLICCA QUI) al quale vi invitiamo tutti.

La particolarità rispetto ad altre manifestazioni è che si confronteranno “alla pari” i city user, i politici, i dipendenti del Comune, secondo focus group prestabiliti.

L’intera attività sarà twittata, instagrammata, facebookata. Quindi arrivate dotati di social e di mobile.

Parallelamente, inoltre iniziamo già la prossima settimana una attività di formazione alla consapevolezza che riguarderà, in primis, i dipendenti dell’Ente. Subito dopo i cittadini, seguendo precise metodologie, avranno l’opportunità di partecipare ad attività di alfabetizzazione digitale.

Documenteremo passo dopo passo la nostra attività secondo un modello flessibile e, tuttavia, scadenzato secondo un GANTT  preciso concordato con l’Amministrazione.

Naturalmente il metodo è replicabile ovunque.

Amici Romagnoli (e, perché no, emiliani, marchigiani ecc.) vi aspettiamo tutti!!!

 

A Rimini l’Agenda Digitale la scrivi tu by Michele Vianello

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