“Le vere intuizioni non nascono da progetti lineari, nascono dal mettere insieme idee, pensare a cose varie, e poi all’improvviso…….La creatività arriva il sabato mattina, quando meno te l’aspetti”.
“Molto spesso le ragioni del declino sociale ed economico di un paese hanno a che fare con ciò che non abbiamo saputo o voluto trasformare, con l’abitudine di mantenere sempre le cose come stanno.”
“…una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici e per dare al paese la possibilità di andare avanti”
Chi parla non è un leader politico, non è il candidato a guidare un Paese. Chi si è espresso così è Sergio Marchionne, l’Amministratore Delegato della Fiat.
Nel suo discorso ai giovani di Comunione e Liberazione Marchionne ha dato un approccio globale ai problemi, ha esortato a guardare avanti. Insomma ha investito sulle giovani generazioni.
Marchionne ha dato la definizione di un valore all’assunzione individuale di responsabilità, anche a costo di essere impopolari; ha affermato che è necessario recuperare competitività, altrimenti i primi a risentirne sono proprio gli operai.
Chiaramente non tutto è condivisibile, ma finalmente ecco un leader che parla (e agisce) guardando al futuro, affrontando strategicamente i problemi reali.
Questa è la classe dirigente.
Orbene, di fronte ad un discorso di questa levatura (applaudissimo non a caso dai giovani di CL), mi sarei aspettato una risposta “alta”, a quel livello culturale e ideale, da parte di “qualcuno” del mondo politico.
Una risposta (una interlocuzione, al di là dei 3 operai) soprattutto da parte del centro sinistra che avrebbe tutto l’interesse a non parlare più dell’eterno Berlusconi e ad essere sempre “contro”.
Insisto non è obbligatorio essere d’accordo (anche se Marchionne ha 100.000 volte ragione), ma il livello di discussione nel Paese deve essere portato a questi livelli, altrimenti in Italia non ci sarà mai l’alternanza.
Il dibattito sulla nuova legge elettorale e sugli schieramenti, per quanto nobile, si rivolge esclusivamente al ceto politico.
Invito quindi a leggere il bell’articolo di fondo di Sergio Romano apparso oggi sul Corriere della Sera “Una partita per l’Italia” e l’altrettanto bell’articolo di Beppe Severgnini “Il coraggio di costruire”, sempre sul Corriere della Sera.
Possibile che in Italia non possiamo fare come Obama?
Aggiungo il testo dell’intervento di Sergio Marchionne.
Che meraviglia, la storia della città, e i simboli del progresso.
Fusi insieme, un unicum ineguagliabile. Le “sacre pietre” sottratte all’obiettivo dei turisti.
Già, perché i veneziani che distrattamente passano, neanche se ne accorgono più (però protestano).
Venezia, un sacrario da salvaguardare da ogni traccia di modernità. Città unica e speciale, fin dalla caduta della mai rimpianta Serenissima Repubblica.
Non è solo un problema di soldi (anche, perché i vip che hanno protestato di tasca loro non hanno mai tirato fuori una lira per la città), si ripropone l’eterna contesa fra chi vuole salvaguardare le pietre e chi spera da sempre che a Venezia la modernità dia qualche segno di vita.
La pubblicità a largo formato? anche, nonostante sia solo un simbolo.
Non so se qualcuno avrà voglia di andare contro corrente, di affermare che il “decoro” è l’ultimo dei problemi veneziani, che basta!!! con la specialità della città, con le città presunte anfibie, con “è un dovere di tutti tenere pulita la città”. Tautologico.
Ovvietà per una “città normale”.
Ho voglia di una nuova generazione, ragazze e ragazzi che hanno girato il mondo, che apprezzano la modernità, anche nei suoi segni esteriori. Una generazione a a cui (indipendentemente dal censo e dalle frequentazioni dei genitori) piacerebbe finalmente innovare.
Mi sveglio, sono un illuso. Leggo la cronaca cittadina (si fa per dire), temo di aver perso ogni speranza.
Il sogno italiano, un leader politico che non ragiona in base alle opportunità e al consenso immediato, ma fa rispettare la legge e, soprattutto, i diritti.
Se è così Obama, perché non possiamo sperare che anche in Italia, prima o poi, si operi così.
Chiaro anche io vedo come l’orticaria l’affidare ai gestori di rete (ma anche dei motori di ricerca come Google) la gestione della rete.
Figurarsi se ritengo giusto affidare a Google (ma anche a Steve Jobs) il futuro della rete.
E tuttavia, oggi il WEB è uscito da una sua fase. Il WEB (le piattaforme, soprattutto quelle WEB 2.0) sta pervadendo ogni ambito della nostra vita.
Anzi, la scelta di dotarsi di applicativi WEB 2.0 può far fare un grande passo alle imprese (italiane!!!), alla gestione dei sistemi sanitari, all’istruzione.
WEB 2.0, implica un cambiamento nella concezione della democrazia e nella gestione del potere, di ogni potere (ma democrazia implica regole, il WEB non è una zona franca).
E tuttavia, tutto ciò passa attraverso l’estensione “dell’infrastruttura rete” (non importa se banda larga o WIFI).
E qui arriva il dilemma: il pubblico, gli Stati investono loro, e dettano le regole del gioco, oppure…….
In altra epoca della storia dell’uomo le grandi rivoluzioni tecnologiche/economiche hanno necessitato, affinché i benefici fossero estesi a tutti (diventassero diritti universali) di un compromesso tra lo Stato e il mercato.
Siamo di fronte allo stesso identico dilemma, ecco perché, soprattutto in luoghi arretrati come l’Italia (sì arretrati) sono per andare “a vedere il gioco di Google”. Un bel riformismo applicato al WEB.
Certo, ciò necessita una politica che giochi questo gioco, ma il tema almeno va posto!!!
Sono Michele Vianello. Molti del "popolo della rete" mi conoscono. Ho introdotto a Venezia la "cittadinanza digitale".Ho promosso l'estensione della rete a banda larga e la gratuità del WIFI. Oggi dirigo il VEGA, il Parco Scientifico e tecnologico di Venezia. Gestire un blog non è semplice. Si scade spesso nella banalità, si scrive per leggersi. E' un rischio calcolato da parte mia. Oggi parlare di neutralità della rete, del WEB, dei social network va molto di moda. Se ne parla con cognizione, spesso però si tende (soprattutto da parte del mondo politico) a limitarne l'uso, a demonizzare. L'abitudine al mezzo televisivo influenza il giudizio sull'uso della rete. Vorrei, attraverso questo blog, contribuire a giudizi più equilibrati a diffondere la conoscenza. Sono consapevole di essere solo un granello di polvere nel grande mondo della rete, ma un piccolo contributo vorrei darlo anche io. Buona condivisione a tutti.
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