Addio michelecamp.it ecco michelevianello.net

Anno nuovo ....sito nuovoaddio

 

Cari amici, da oggi finisce una fase della mia storia professionale e personale sul web.

Dopo anni di glorioso servizio questo sito, nato nell’epoca dei bar camp (vi ricordate Venezia Camp?) finisce la sua attività.

È cambiata la mia storia professionale. Sempre di più mi occupo di agenda digitale, sempre di più di occupo delle relazioni tra il web e l’impresa, sempre di più approfondisco le attività di esperto in smart cities.

Infine stanno arrivando alla loro fase operativa i moduli formativi improntati sul connubio tra Lego Serious Play e web storytelling.

Insomma nuove attività professionali, nuova vita, nuovi viaggi.

Ed ecco il mio nuovo sito michelevianello.net. Un sito maggiormente flessibile, in grado di documentare meglio le mie attività, di interagire maggiormente con i social network.

Insomma un sito che mi consenta di interloquire meglio con tutti voi.

Grazie perché in questi anni mi avete seguito.

Ora vi aspetto su michelevianello.net, ciao a tutti!!!!

 

 

CLUSTER TERRITORIALI INNOVATIVI. IDEE E CONSIGLI

Le attività simbolo per realizzare un cluster innovativo territoriale.

Michele Vianello cluster innovativi

 

Quelli che seguono sono suggerimenti che nascono dall’esperienza conseguente alla realizzazione del cluster territoriale innovativo che aiuterà la crescita del nascente Parco Scientifico di San Marino.

Le slide aiuteranno il nostro percorso di coinvolgimento.

L’innovazione nasce quando in un territorio si mescolano diversi fattori/attività.

Non é un garage, non é una singola impresa, una singola scuola, una Amministrazione a rendere innovativo un territorio. Nè da sola l’innovazione nasce in un garage.

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Una Amministrazione (… una governance cittadina) che volesse incentivare la nascita di un cluster innovativo dovrebbe operare su diversi versanti.

Consiglio di agire su diversi versanti -ad es. produzione e luoghi della formazione- coinvolgendo soggetti pubblici e privati ben precisi.

L’assieme dei diversi soggetti innovatori, messi organicamente in relazione tra di loro, può generare un processo virtuoso.

Un cluster innovativo di successo é figlio di questi processi.

Ad ognuno di questi soggetti simbolici o al territorio:

- verranno affidati (metodo improntato allo sharing e al coinvolgimento) obiettivi (quantificati, ROI) ben precisi;

- verranno indicate le azioni da intraprendere procedendo alle necessarie attività di formazione;

- verranno definiti i filoni tecnologici che potranno svilupparsi o essere utilizzati. Dovranno essere identificati i potenziali fornitori (anche locali in primis incubatori di imprese, parchi scientifici).

METODO

 

Le best practice andranno socializzate, condivise fino a generare un processo virale, imitativo, emulativo. I simboli dovranno moltiplicarsi.

Riassumendo:

- per ogni filone di innovazione andranno individuati soggetti ben precisi con i quali stringere accordi di viralizzare e rendere noti al territorio (io mi impegno ad innovare….);

- con ogni soggetto andranno concordati obiettivi ben precisi, si concorderanno le azioni da intraprendere;

- in ogni settore andranno evidenziate le tecnologie innovative da adottare e i loro potenziali sviluppi.

 

Le conseguenze dell’innovazione della P.A.. Quello che i burocrati non vogliono cambiare

Michele Vianello Pubblica AmministrazioneQueste considerazioni nascono dopo la lettura dell’articolo “Processo telematico, la carta resta. Le notifiche via email vanno stampate”. Al titolo si aggiunge una descrizione che é tutta una programma “Debutto rompicapo per il processo penale telematico Al ministero in diverse riunioni è stato esplicitato che il fax è «lo strumento più affidabile».

La cosa é ovvia: se tu affidi l’innovazione a coloro che hanno sempre conservato, le conseguenze non possono che essere queste. Mi stupisco che ci si stupisca.

Un avvocato ragiona da avvocato, un giudice da giudice. Non chiedetegli di ragionare come un qualsivoglia cittadino. Non chiedere ad un impiegato della Pubblica Amministrazione, con 30 anni di anzianità, di suggerire innovazioni, sarà molto difficile che ragioni con altri occhi. Lo stesso vale per un operaio metalmeccanico, per un insegnante e così via.

L’innovazione é guardare il mondo con occhi diversi. Tutto questo non é semplice.

L'innovazione  é  guardareil mondo con

L’avvento dell’Information Technology nella Pubblica Amministrazione italiana non deve ridursi ad essere “digitalizzazione dell’esistente”. Ovvero non può ridursi al migliorare le tradizionali prassi burocratiche.

Il cittadino non vuole la burocrazia, non accetta la “burocrazia migliorata”. Larga parte della legislazione italiana degli ultimi anni si é ridotta ad essere una semplice digitalizzazione dell’esistente. Per questo non é cambiato nulla. Certo ci sono best practice da valorizzare, ma la Pubblica Amministrazione resiste lì, immota e uguale a sé stessa.

Consapevoli o no, ciò che i burocrati (ma anche i sindacalisti) non vogliono sono queste tre inevitabili conseguenze dell’applicazione dell’I.T. nella Pubblica Amministrazione.

1) L’I.T. nella Pubblica Amministrazione é inevitabilmente labour saving.

Non si potrà avere lo stesso numero di dipendenti nella Pubblica Amministrazione. Analizzate ogni processo nella P.A. e immaginate quante di quelle mansioni, spesso stupide, potrebbero essere sostituite, generando efficienza e ricchezza, da un buon software.

D’altronde, se non si farà questa “banale” attività, ai dipendenti che andranno in pensione e non potranno essere sostituiti seguirà il caos organizzativo e maggiore inefficienza.

Ragionamento analogo andrà rivolto ad uno sportello delle Poste Italiane.

2) L’I.T. nella Pubblica Amministrazione può generare ottimizzazione e valorizzazione della conoscenza.

Le architetture web sono nate per favorire lo scambio e l’arricchimento della conoscenza. In fin di conti perché chiediamo lo sviluppo degli open data?

Non é solo un problema di trasparenza. Gli open data devono generare valore economico e maggiore conoscenza nell’intero corpo sociale.

Ma, la macchina Pubblica (ma anche molte organizzazioni sociali) é spesso verticale e opaca. Ed é su questa opacità che si fonda il potere delle burocrazie.

3) L’I.T. nella Pubblica Amministrazione determina una parità di relazioni tra il cittadino e la macchina burocratica.

Ma, la macchina burocratica é autoreferenziale.. Spesso la struttura organizzativa viene scambiata con la legge. Quindi, se non si cambiano le leggi la macchina resta eguale a sé stessa, autoreferenziale e inutilmente punitiva nei confronti dei cittadini.

Come capirete riformare la Pubblica Amministrazione italiana non é cosa banale che si risolve con qualche slogan ad effetto.

 

 

L’evoluzione dell’alfabetizzazione digitale. Le cose che ogni evangelist non dovrebbe dimenticare

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Circolano strane idee attorno al concetto stesso di alfabetizzazione digitale.

Per carità, di alfabetizzazione digitale in Italia se ne fa molta. A mio modo di vedere non tutte le metodologie usate sono corrette.

10 anni fa vivevamo in un’epoca contraddistinta dall’uso massiccio del personal computer. Ogni programma era residente sul disco fisso.

L’alfabetizzazione digitale di base era contraddistinta dall’insegnamento all’uso della videoscrittura, dei fogli di calcolo, delle mail.

Oggi, chi avesse solo quelle conoscenze sarebbe un analfabeta digitale.

 

2Dal febbraio del 2007, quando Steve Jobs, presentò il primo IPhone il mondo divenne definitivamente “web centrico” e “mobile centrico”.

La fine del personal computer e l’avvento della connettività in movimento ha cambiato anche i termini dell’alfabetizzazione digitale.

L’avvento dei device mobili ha consentito anche l’esplosione del social networking.

Senza i device mobili Facebook, Twitter, Instagram non avrebbero avuto la diffusione che hanno oggi.

3L’alfabetizzazione digitale oggi é contraddistinta dalla acquisizione di consapevolezza delle infinite ricchezze ed opportunità che il web offre al genere umano.

L’analfabetismo digitale non é un fatto generazionale. È una grande lezione di consapevolezza che attraversa trasversalmente tutte le fasce di età e le appartenenze sociali.

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Spessissimo gli analfabeti digitali si trovano tra le classi dirigenti. Spesso gli anziani sono più alfabetizzati dei giovani.

È un motivo per il quale il nostro Paese fa così tanta fatica ad incontrare Internet.

L’alfabetizzazione digitale di una persona é messa costantemente in discussione. Il mio essere evangelist é messo costantemente in discussione.

Sul mondo dell’Information technology vige la legge di Moore.

L’innovazione é veloce e disruptive. Ciò che é utile oggi, potrebbe non essere valido domani.

Il buon evangelist deve insegnare ad essere aperti, flessibili e curiosi.

Considerazione finale: se non ci aggiorniamo, siamo tutti, senza eccezione alcuna, analfabeti digitali.

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La luna (PIN unico) e il dito (la Pubblica Amministrazione italiana)

Il dito e la luna

 

Ovviamente sono più che favorevole all’introduzione di un PIN unico che consenta ai cittadini di accedere ad ogni “ambito” della Pubblica Amministrazione italiana.

Figuratevi…..

Tuttavia…. Tuttavia tre esempi di vita vissuta avvenuti a me -normale cittadino- in questi ultimi 15 giorni.

1) Incontro un’aula di dipendenti di un grande Comune italiano.

Naturalmente racconto a quest’aula la necessità di innovare e di digitalizzare. Alza la mano una compassata signora e mi racconta la seguente storia.

“Ogni atto va timbrato. Ho dovuto richiedere un timbro. Per ordinare il timbro avevo bisogno di un timbro. Ma, non avevo un timbro e ho dovuto chiedere in prestito al mio Dirigente un timbro per ordinare il timbro… il costo del timbro era di 5 euro. Nel frattempo le fatture da liquidare avevano bisogno di un timbro….”

Simpatica filastrocca? … no, tragica realtà di molti comuni italiani.

2) Mia moglie ha dovuto fare un intervento. È in malattia.

Giustamente l’INPS verifica che l’intervento sia avvenuto davvero e che quindi le tutele previdenziali siano applicabili.

Fin qui tutto bene, ci mancherebbe. Peccato che un paio di giorni dopo, lo stesso giorno, firmate dallo stesso Dirigente, arrivino a mie moglie due missive.

Una missiva dava l’assenso, un’altra invece dissentiva!!!! Chiaramente mia moglie ha dovuto recarsi alla sede dell’INPS. Ho trovato un gentilissimo impiegato -davvero gentile, veramente – il quale costernato ha accolto il ricorso e lo messo in una cassettina appesa fuori della porta del Dirigente.

3) Incontro un gruppo di liceali che formo perché diventino digital evangelist.

Chiacchiero amabilmente con loro.

A un certo punto gli chiedo “Scusate avete la LIM a scuola???” “Certamente”, mi rispondo.

Ovviamente gli chiedo come la usano i loro insegnanti. Risposta: “Estraiamo il CD allegato al nostro libro di testo, lo infiliamo nella LIM e così si visualizza!!!” Quella scuola ha collegamento Internet, nessuna scusa.

Ora, o tutta l’Italia delle sfighe la incontro io oppure siamo messi davvero male.

Un consiglio per evitare che il 31 dicembre 2017 (domani mattina) attiviamo il PIN unico e ci troviamo in una stanza ripiena di piatti sporchi e di mobili polverosi.

Forse sarà opportuno che assieme al sognare la luna, chi ha le responsabilità si dedichi con forza e rigore anche al dito (stato organizzativo e culturale della Pubblica Amministrazione) oppure temo che dietro la porta troveremo troppe macerie.

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