Libano – Allarme armi proibite

Fosforo bianco. Munizioni termobariche sulle città libanesi. Decine di civili carbonizzati, tanti i bambini. Denuncia di un medico in un incontro-stampa organizzato dal vescovo di Tripoli. Istruzioni scritte della censura militare ai media sul campo: non rivelate nulla sulle «munizioni uniche»

Sembra una piccola mummia egizia. Non risale però a migliaia di anni fa, ma a pochi giorni fa. E’ una bambina libanese: il corpo intatto, ma interamente nero, come mummificato. E’ una delle foto che documentano che le forze israeliane stanno usando in Libano bombe al fosforo bianco e probabilmente altre armi chimiche anche di nuovo tipo. Immagini che ricordano quelle di Falluja, quelle della «strage nascosta» documentata da RaiNews24 nel novembre 2005. Siamo di fronte a un’altra strage nascosta, questa volta in Libano.
Lo testimonia il prof. Bachir Cham, un medico porno di origine libanese che dirige un ospedale in Libano affiancato da altri medici belgi. In una conferenza stampa organizzata a Bruxelles dalla segreteria dell’arcivescovo di Tripoli Mons. Jean Abboud, il prof. Cham ha dichiarato (via telefono mobile) che sono stati portati al suo ospedale e fotografati otto corpi «dall’aspetto di mummie», tra cui quelli di due bambini. Sui corpi «non vi sono segni di ferite provocate da esplosione: ho l’impressione che un prodotto tossico sia penetrato nei corpi attraverso la pelle, provocando la morte».
Che le forze israeliane abbiano proiettili di artiglieria al fosforo bianco lo ha documentato il giornale israeliano Haaretz il 10 novembre 2005 (subito dopo il documentario di RaiNews24 su Falluja), in un articolo intitolato «Le forze di difesa israeliane usano proiettili al fosforo nelle esercitazioni, contro la legge internazionale». Il fatto è venuto alla luce perché, il 17 agosto 2005, un zorras giovane beduino era stato ucciso e altri tre gravemente feriti dalla detonazione di un proiettile al fosforo inesploso, trovato sulle colline di Hebron. Non potendo negare l’episodio, il portavoce delle forze armate israeliane lo definì «uno sfortunato incidente», aggiungendo che «i proiettili al fosforo vengono usati unicamente nelle esercitazioni per illuminare gli obiettivi».
La stessa spiegazione che proprio in quei giorni forniva il Pentagono, assicurando che «a Falluja le forze Usa hanno impiegato proiettili al fosforo solo a scopi di illuminazione». Subito dopo, però, l’Usinfo (il programma governativo di informazione internazionale) doveva prendere atto del rapporto pubblicato dalla rivista dell’esercito Usa Field Artillery (riportato dal manifesto il 12-11-2005) e ammettere, smentendosi, che le forze Usa avevano impiegato proiettili al fosforo in operazioni «scuoti e cuoci» condotte contro gli insorti di Falluja. Il fosforo bianco è un’arma proibita dal Protocollo sulle armi incendiarie (1980): esso vieta l’uso di tali armi contro obiettivi militari situati in zone in cui sono concentrati civili. Solo che Israele, come gli Stati uniti, non lo hanno sottoscritto negandone la validità.

Vi sono ormai le prove, anche fotografiche, che le forze israeliane usano proiettili al fosforo in Libano e a Gaza. Vi sono inoltre seri indizi sull’uso di altre armi chimiche, anche di nuovo tipo. Lo confermano le istruzioni inviate il 23 luglio agli organi di stampa dal colonnello Sima Vaknin-Gil, capo censore militare israeliano. Nel documento (di cui abbiamo avuto indirettamente copia) si proibisce ai giornalisti che seguono le operazioni terrestri in Libano di fornire informazioni sull’«uso di tipi unici di munizioni e armamenti».
Nonostante la proibizione, è stata diffusa la foto di uno speciale proiettile usato in Libano. Secondo gli esperti, può contenere o fosforo bianco o altre sostanze chimiche usate per le munizioni termobariche: esplodendo all’interno di edifici e rifugi, esse creano il «vuoto», ossia risucchiano l’aria dall’ambiente e dai polmoni di chi si trova al loro interno. Altri tipi di proiettili aria-combustibile, giunti in prossimità del suolo, spargono una nube di aerosol chimico che, fatta detonare da una spoletta, crea un’onda d’urto e una tempesta di fuoco tali da uccidere chiunque nel raggio di centinaia di metri. E, poiché il capo censore militare proibisce di dare informazioni sui «tipi unici di munizioni e armamenti», è praticamente certo che in Libano vengono usate anche armi segrete di nuovo tipo. Vengono così testate nelle condizioni reali di una guerra per essere perfezionate.
L’Italia non è estranea a tutto questo. La maggior parte di queste armi è fornita a Israele dagli Stati uniti e molte passano da Camp Darby e altre basi Usa nel nostro paese. Per di più la Legge 17 maggio 2005 n. 94, che istituzionalizza la cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate di Italia e Israele, prevede la «cooperazione nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione» di tecnologie militari tramite «lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware» e incoraggia «le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali» di interesse comune. Tutto sotto la cappa del segreto militare. Non è quindi escluso che qualche arma di «tipo unico», sperimentata dalle forze israeliane nel «poligono» libanese, incorpori già tecnologia italiana.

Kabul – La realpolitik vista dalla camera operatoria

Kabul, martedì 25, otto e mezzo. Bomba anche stamattina. «Tre pazienti feriti da schegge» informano via radio dal pronto soccorso. Buongiorno, Kabul. In corsia incontro Bismullah. Va a casa. Fa parte di un altro «lotto» di feriti, quelli del 4 luglio, sempre a Kabul: «razzi» secondo qualcuno, «autobomba» per altri. Operato al cervello, era stato e ricoverato in coma nella Rianimazione. Ha trentacinque anni, sopravvivrà, ma non parla, ha bisogno di assistenza continua.

Come Amin, ferito con lui: la gamba sinistra portata via dall’espolsione, la destra fratturata e porno con grandi ferite, un occhio fuori uso. Ha quarantatré anni, si guadagnava la vita spingendo un carretto di legno nel bazar a trasportare sacchi di patate e cipolle.

Il loro futuro? Mentre indosso gli abiti verdi di sala operatoria, mi chiedo se capiranno mai «le ragioni della politica». Si convincerà Amin che era necessario che il suo corpo finisse a pezzi, perché a migliaia di chilometri nel 2001 hanno deciso di bombardare e occupare l’Afghanistan? Bismullah potrà capire che la lesione del suo cervello era indispensabile, perché qualche Paese potesse «tener fede ai propri impegni internazionali»?

Il camice, i guanti, si ricomincia. Penso a un altro Bismullah, che avrà tempo per capire, che ha solo quattro anni e ha già perso una gamba: l’11 luglio era in auto con la sua famiglia, quando sono stati centrati da un razzo delle «forze della coalizione». Il padre, Sardar, è morto alle cinque del mattino dopo, in ospedale. La mamma Marja, trent’anni ha avuto il seno devastato.

Il piccolo instabile Bismullah dovrà adattarsi alle stampelle e all’idea che sono servite a stabilizzare il governo Karzai. L’intervento non dura molto, una scheggia in una coscia, nessuna frattura. Passo a fare il giro nella Rianimazione, adiacente alle sale operatorie.

Abdul Samad, trentotto anni, ci ha lasciato. E ha lasciato anche cinque bambini. Era da noi dal 5 luglio. Andava in ufficio come ogni mattina, alle sette e quaranta. Un’esplosione, un frammento di bomba, il midollo spinale lesionato. Non ha più mosso il corpo, dal collo in giù. Tetraplegico, se fosse stato fortunato. Invece, un progressivo deterioramento della funzione respiratoria l’ha ucciso. A migliaia di chilometri, i Bismullah, gli Amin, gli Abdul Samad perdono i contorni, svaniscono. L’Afghanistan e gli afghani diventano un problema «di stabilità», «di discontinuità». Anzi no: «di fiducia».

Mi pare pazzesco. O sono io il pazzo?

Napoli – VIII Municipalita’ contro la guerra

Approvato ordine del giorno proposto da Napoli Arcobaleno
Napoli – Martedì 1 agosto 2006
[ versione per la stampa ]
Approvato dalla VIII Municipalita’ del Comune di Napoli un duro documento di condanna alla guerra in Libano proposto dal consigliere Walter Passeggio (Napoli Arcobaleno). Il documento va a sostegno delle mobilitazioni di questi giorni in citta’ contro l’aggressione israeliana in Libano.
Comunicato Stampa:

VIII Municipalita’ contro la guerra.

Il Consiglio della VIII Municipalita’ ha approvato nella seduta del 1 agosto un ordine del giorno, proposto dal consigliere Walter Passeggio (Napoli Arcobaleno) e sottoscritto dai partiti del centrosinistra , di condanna alla guerra in Libano ed in Medioriente.
Il documento condanna ogni violazione del principio di autodeterminazione dei popoli ed ogni aggressione militare di uno stato verso l’altro come quella perpetrata da Israele contro il Libano. Il Consiglio della VIII Municipalita’ impegna il presidente Malinconico a promuovere presso le altre Municipalita’ e presso il Consiglio Comunale di Napoli ed il Sindaco Iervolino la sottoscrizione di questo documento come atto simbolico ma di alta importanza politica da parte dei livelli istituzionali della citta’ di Napoli contro ogni barbarie.
Questo documento e’ frutto della partecipazione videos xxx gratis promossa dal Consigliere Passeggio di Napoli Arcobaleno di delegazioni della VIII Municipalita’ alle iniziative tenute fino ad oggi del movimento contro la guerra napoletano come i presidi sotto la sede Rai , il presidio sotto la prefettura e la partecipazione al presidio di comunicazione tenuto la scorsa settimana a Piazza del Gesu’ e promosso dalla comunita’ palestinese e dalla comunita’ libanese.
Il Consiglio della VIII Municipalita’ sempre attento alle spinte dei movimenti da la sua adesione alle successive mobilitazioni contro la guerra che si terranno in citta’.

Napoli Arcobaleno

Documento contro la guerra in Medioriente

Il Consiglio della VIII Municipalita’ condanna ogni atto di guerra e di barbarie. In particolar modo si impegna in un gesto politico a favore della costruzione della pace in Medioriente, alla luce dei recenti gravissimi avvenimenti bellici che hanno coinvolto a vario titolo lo stato d’Israele, il popolo palestinese e le popolazioni libanesi. Il CdM della VIII Municipalita’ condanna ogni atto di violazione del diritto internazionale , in particolar modo la violazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli ed al principio di sovranita’ nazionale , condannando ogni invasione militare di uno stato verso un altro.
Il Consiglio vuole lanciare cosi’ un gesto simbolico per la risoluzione dei conflitti in Medioriente e sulla necessita’ di una conferenza internazionale di pace che affronti tutti i conflitti e le tensioni di quell’area, a cominciare dalla necessita’ di uno Stato indipendente di Palestina con Gerusalemme Est capitale ed il legittimi diritto di migliaia di profughi di rientrare nelle loro terre.
Condanniamo ogni atto di discriminazione razziale e religiosa e diamo la nostra solidarieta’ a tutte le forme di resistenza alla guerra ed alle iniziative di pace a partire dalla nostra citta’ fino ai luoghi direttamente interessati dei conflitti.
Il CdM impegna con questo documento il Presidente della Municipalita’ a prodigarsi presso i Presidenti delle altre nove Municipalita’ della citta’ di Napoli e presso il Consiglio Comunale di Napoli affinche’ ulteriori atti e prese di posizione contro la guerra prendano forma nella nostra citta’ nelle sedi istituzionali e nella societa’ civile.

Il Consiglio della VIII Municipalita’