Horizon 2020. Cinque principi per superare una visione quantitativa della smart city

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Venerdì ho tenuto un keynote speech alla Camera dei Deputati in occasione del “Meeting of Chairpersons of Commitees on employment, researchand innovation”.

Occasione ghiotta per suggerire ai Parlamentari Europei criteri QUALITATIVI finalizzati a giudicare la validità dei progetti smart da presentare all’Unione Europea in occasione del bando Horizon 2020.

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1) La smart city non é un punto di approdo finale condizionato dalla quantità di tecnologie presenti in un ambiente urbano. I processi innovativi hanno sempre interessato gli ambienti urbani. Oggi l’innovazione indotta dall’Information and Communication technology é veloce, pervasiva e dirompente.

Un primo criterio da adottare sarà quindi quello della flessibilità e della capacità di guidare il cambiamento.

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2) Nella vulgata comune la smart city é identificata con la grande metropoli. Se seguissimo questa logica una città adotterebbe le politiche smart seguendo una ottica difensiva.

All’emergenza ambientale si risponde con le politiche smart, alla criminalità si risponde con le politiche smart, e così via.

Naturalmente il termine “smart” si traduce in applicativi IT.

La stragrande maggioranza delle persone in Italia (e in Europa) vive in città medio piccole.

Andranno quindi premiate le realtà urbane di ogni dimensione che riescono ad innovare mantenendo le loro specificità e condividendo le buone pratiche.

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3) Oggi il grado di smartness delle città é spesso valutato in relazione alla quantità di tecnologie utilizzate.

Ciò che oggi andrà sempre di più adottata sarà la capacità di utilizzare #consapevolmente da parte del genere umano l’Information technology.

Il più grande errore che si può commettere é quello di valutare il livello di innovazione secondo i criteri propri della città fordista.

Il KPI deve quindi evolversi da quantitativo a qualitativo.

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4) La città smart é una città che include. Il termine inclusione va naturalmente inteso valutando la qualità delle Istituzioni democratiche.

Soprattutto la città smart é improntata alla capacità di mutuare ovunque le modalità comunicative proprie del mondo del social networking.

In questo caso i criteri valutativi non saranno improntati alla quantità dei dialoghi, ma alla qualità e alla intensità dei dialoghi.

Quelli che ci interesseranno saranno soprattutto i dialoghi tra le Istituzioni, gli stakeholders e i city user.

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5) Una città smart non può fondarsi su una somma di organizzazioni verticali e autoreferenziali.

Ciò che andrà indagato e incentivato é la formazione di tanti nodi tra sistemi umani e di oggetti connessi grazie al web.

La città smart é una immensa rete composta di tanti nodi intelligenti costituiti da dialoghi, dati e comunicazioni.

Il mondo globale smart sarà il risultato dell’incrociarsi di tanti nodi e di tante reti.

 

Il web, il turismo, l’arte. Le occasioni perdute del Duomo di Arezzo

 

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Immaginate il prossimo anno un turista (statunitense o altro) che sia giunto ad Arezzo.

Questo turista scopre che ad Arezzo -la città del film “La vita é bella”- c’é un Duomo. Lo va a visitare. Entra in un luogo magico di grande spiritualità e bellezza.

Wow!!! é la stessa reazione che ho avuto io. Siamo ammaliati da questo luogo.

Ovviamente vorremmo saperne qualche cosa di più. Vorremmo condividere le nostra gioia e le nostre impressioni con i parenti rimasti a casa. Ci guardiamo attorno alla ricerca di notizie da veicolare grazie al web.

Il nostro stupore si manifesta di fronte all’arretratezza comunicativa.

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Siamo arrivati di fronte alla Maddalena di Piero della Francesca. Siamo incuriositi, vorremmo saperne di più. E vorremmo sapere chi é Guillaume de Marcillat, colui che ha fatto le vetrate del Duomo. Perché é arrivato ad Arezzo?

Siamo accolti da un foglio scritto a macchina (forse da una Lettera 80) infilato in una busta di plastica. I caratteri sono molto piccoli, i riflessi della luce impediscono di leggere.

Siamo animati da disappunto.

Abbiamo l’IPhone, i Google Glass, vorremmo sfruttare Internet. Ci basterebbe trovare un banale QRCode, andare in rete, interfacciarci a Wikipedia, approfondire.

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In fondo al Duomo scopriamo un reperto storico. La “simil cabina telefonica” a gettone e i soliti cartelloni plastificati.

Questa storia si ripete ogni giorno in mille Duomi italiani!!!! Sono i limiti culturali di una idea del turismo risalente ad un lontano passato. Il turismo escluso, il turista non é mai coinvolto, non é mai parte della narrazione.

Prevale l’idea del bene d’arte che va conservato.

Il turista non ci aiuta nel marketing di un territorio. Occasioni sprecate il web ci potrebbe aiutare.

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Ma, é solo il Duomo che dovrebbe innovarsi?

Esci e ti trovi di fronte ad un altro reperto storico.

Una delle caratteristiche da valorizzare in Toscana é il food. Il web dovrebbe aiutare a raggiungere altri Paesi e far conoscere lì innanzitutto le strade del vino. Il turista vede a casa sua, progetta il viaggio, prenota, ottimizza i suoi tempi di permanenza.

L’ecosistema turistico si vende prima di tutto on line.

E invece no, ecco a voi un totem e i bigliettini rigorosamente cartacei.

Ma, a cosa servono i siti di ecommerce per la vendita del cacio e del Chianti se nessuno sa che esistono.

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Come avrete capito ieri mi sono voluto immedesimare in un normale turista. Quelle persone che il prossimo anno in occasione dell’EXPO potrebbero arriAvevo un pò di tempo e ho girato attorno a Duomo con l’occhio della persona normale che vuole saperne di più. Questo é un sommario risultato.

Ripeto. Più o meno questa é la situazione di larga parte del turismo italiano.

Il turismo italiano, già, ecco un luogo da alfabetizzare digitalmente.

 

IL GRANDE GIOCO DELL’ALFABETIZZAZIONE DIGITALE (ancora sui digital champion)

Michele Vianello alfabetizzazione digitale copia

 

C’é chi ritiene che l’Information technology sia un avversario da battere.

Spesso scambiano l’Information technology con la crisi economica.

Molti ritengono che l’Information technology spersonalizzi le relazioni umane, comprese quelle che si sviluppano tra un cliente e il produttore.

Sicuramente la digitalizzazione del mondo del credito impatta sui livelli occupazionali, sicuramente un dipendente della Nokia ha nutrito risentimento verso il mondo Internet oriented.

D’altro canto verso, c’é chi ritiene che l’Information technology, che il digitale (gadget compresi) siano una religione da affermare senza se e senza ma.

Conseguentemente questa categoria di apostoli divide, in modo elitario, il mondo in due categorie, gli unti dal digitale e gli analfabeti digitali.

Spesso costoro si nutrono in modo acritico del mito della Silicon Valley.

C’é poi chi confonde la cultura digitale con la diffusione -o la carenza- delle infrastrutture abilitanti.

La realtà, come sempre, é molto più complessa.

Cerchiamo di affermare tra gli italiani (tutti) pratiche che dimostrino che il digitale é una opportunità.

Michele Vianello Il digitaleéopportunità

È un’opportunità per gli artigiani, é un’opportunità per una massaia, é un’opportunità per uno studente. Ogni ambito della società può ricavare dalla diffusione dell’I.T. straordinarie opportunità. Ma, questa affermazione deve trasformarsi da affermazione ideologica a pratica concreta di ogni giorno.

La digitalizzazione della società italiana sarà quindi una difficoltosa -e continua- attività di apprendimento delle opportunità e di consapevolezza umana.

Essa é assieme etica e tecnologia della conoscenza.

Non é un caso se inserisco in questo post le slide di un incontro che ho avuto recentemente con gli artigiani di Confartigianato. Ciò per dimostrare come sia possibile un approccio concreto e flessibile all’I.T..

Quello degli artigiani é un mondo di straordinari innovatori. Lo é da sempre.

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Spesso gli artigiani usano inconsapevolmente tecnologie digitali per innovare prodotti “vecchi”.

Anche per questo motivo é complicato diffondere la cultura -che non é un credo- del digitale.

Spesso si tratta di attività banali di ottimizzazione dell’esistente e di concretezza nelle attività di ogni giorno.

Proprio perché ogni giorno giro l’Italia e mi confronto con centinaia di persone che hanno un approccio diverso verso il digitale e poiché ritengo che la diffusione del digitale possa rappresentare una opportunità di sviluppo per il nostro Paese, consiglio un approccio inclusivo, pragmatico, umanistico ed umano.

Uso il termine gioco perché l’inclusione e la fiducia si basano su pratiche di condivisione. La gamification (che spesso non c’entra nulla con il digitale) é una metodologia inclusiva e partecipativa.

Probabilmente, ma con molta più umiltà, l’evangelist digitale dovrebbe presentarsi senza spocchia e, parafrasando un celebre personaggio di Quentin Tarantino, dovrebbe affermare “Sono il signor Wolf e ti aiuto a risolvere problemi”.

UN RINGRAZIAMENTO PARTICOLARE PER LE IMMAGINI DELLE SLIDE A MOEBIUS

GRAZIE A GUY KAWASAKI LE CUI IDEE SONO SEMPRE PER ME FONTE DI ISPIRAZIONE (LUI SI È UN EVANGELIST)

NATURALMENTE LA QUALITÀ GRAFICA È GARANTITA DA CANVA

 

Piccoli suggerimenti per migliorare i rapporti tra insegnanti (Ing.Capo) e genitori (utenti)

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Scrivo queste considerazioni per evidenziare a noi tutti come piccole attenzioni possano migliorare i rapporti, non sempre semplici, tra i genitori e gli insegnanti, o tra l’Ingegnere Capo del Comune e l’utente.

Naturalmente é l’uso del social networking che può aiutarci in questa impresa.

Tutto ciò che vi proporrò, poche e semplici cose, non hanno alcun impedimento di natura legislativa. Le cattive abitudini sono figlie delle consuetudini, dell’eccesso di potere. Soprattutto sono figlie della cultura dell’autoreferenzialità.

Le insegnanti di mio figlio periodicamente incollano sul “mitico” libretto (non so come altro definirlo) delle strisce di carta dove scrivono i loro giudizi. A volte disegnano una faccina (disegnano un emoticons).

Suggerimento. Sicuramente tutti (non raccontatemi storie) gli insegnanti usano WatsApp (se non lo usano gli facciamo un corso di 5 minuti). Perché non lo usano per comunicare con noi, sostituendo obsoleti supporti cartacei privi di alcun valore legale? Peraltro le faccine riuscirebbero molto meglio.

Il mitico Ingegnere Capo, Architetto capo ecc. usa WatsApp per comunicare con i figli.

Perché non posso usare lo stesso strumento (dandoci delle regole condivise) per concordare un appuntamento o porre un semplice quesito?

L’obsoleto CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) non lo impedisce. Nulla lo impedisce, se non l’abitudine e l’autoreferenzialità.

Sono due semplici esempi. Ne potrei fare a decine di esempi di piccole migliorie le quali, a costo zero, potrebbero cambiare la qualità dei rapporti tra noi cittadini e la Pubblica Amministrazione.

Una volta tanto, i dipendenti pubblici si possono adeguare a noi comuni cittadini che usiamo WatsApp?

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Le contaminazioni che cambieranno il mondo. Artigiani, coworker, makers…

 

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E se contaminassimo gli artigiani, gli hacker, i coworker…?

E se gli ecosistemi di innovazione fossero i borghi antichi che arricchiscono molta parte dell’Italia?

Qualche giorno fa ho tenuto lo speech d’apertura della manifestazione organizzata dalla Confartigianato di Udine “Udine 3D Forum.”

Da un pò di tempo collaboro con il mondo dell’artigianato che ruota attorno a Confartigianato.

Mi sto sempre di più convincendo che il “pensare con le mani”, che é ciò che contraddistingue il lavoro artigiano, sia un valore che vada consolidato e diffuso.

Il mondo dell’Information and Communication Technology potrà sempre di più aiutare la diffusione della cultura artigiana. L’I.T. non distrugge il lavoro artigiano.

L’I.T. non é il nemico del mondo artigiano. L’I.T. é una occasione di crescita per il mondo artigiano.

Il social networking può aiutare il mondo artigiano, la diffusione di Internet of Things può qualificare il prodotto artigiano, la diffusione del cloud computing può contribuire ad una migliore organizzazione dell’impresa artigiana.

La cultura dello sharing, la virtù della condivisione possono far si che il mondo artigiano possa diventare un cardine di un nuovo sviluppo economico in Italia.

Pensate alla forza di tante mani che pensano assieme.

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Chi mi segue sa che da tempo sostengo che la cultura dei coworker, la cultura dei makers, la cultura degli hacker, se miscelate assieme, se utilizzate dalle governance cittadine, possono contribuire al consolidarsi delle culture innovative negli ambienti urbani.

È arrivata l’epoca della realizzazione degli ecosistemi di innovazione dove il cocktail innovativo delle culture e alla condizioni legate alla decontestualizzazione del lavoro possono cambiare il volto sociale di una città.

Naturalmente il mondo degli startupper potrà trovare lì il terreno ideale per consolidarsi.

Da soli restano isolati. Restano un fenomeno da descrivere. Assieme possono cambiare la società.

Sono convinto di non esagerare.

Un ulteriore salto di qualità é rappresentato dalla contaminazione del mondo artigiano con il mondo degli “innovatori anomali”.

Perché un sarto non può adottare tecnologie legate alo smart clothing? Perché un impiantista artigiano non può diventare un esperto in domotica? La stampante 3D non é l’unica innovazione da diffondere. È la contaminazione delle diverse branchie del mondo I.T. con la produzione artigiana ciò che potrà consentirci un salto di qualità.

Ma, anche i luoghi fanno la differenza. Smettiamola di pensare che sono solo le grandi aree urbane i luoghi di queste proficue contaminazioni.

Avete mai pensato che Grottamare vecchia (cito questo luogo perché ci sono stato qualche giorno fa e mi ha colpito molto) possa diventare un ecosistema di innovazione? Naturalmente di Grottamare in Italia ce ne sono molte.

Michele Vianello artigiani innovazione

Quelli che immagino sono luoghi antichi popolati da coloro che “pensano con le mani”, dai coworker, dai makers, dagli hacker.

Antico e moderno, tradizione e innovazione, creatività e razionalità, visione e concretezza. Borghi antichi come fabbriche moderne.

D’altronde quanto tessuto urbano italiano é costituito da borghi antichi che cercano di essere popolati dandosi una nuova identità?

Alcuni diranno che non é possibile… il solito Vianello … come facciamo.

Sono convinto che l’assieme di energie pubbliche e private (oltre alla disponibilità alla contaminazione) potrebbe consentire di sperimentare queste inedite politiche industriali.

Sono convinto che la narrazione di questa esperienza e il suo successo ne potrebbero determinare un probabile successo.

Le slide del mio intervento a Udine.