Da egovernment a social government. Nuovi paradigmi per la smart city.

Michele Vianello-agenda digitale-smart cities

 

Quando si parla di egovernment la stragrande maggioranza dei miei interlocutori continua a pensare alle funzionalità dei tradizionali portali istituzionali.

Naturalmente si rifanno a disposizioni -spesso da loro immaginate- previste dal Codice dell’Amministrazione Digitale o alla congerie di circolari applicative che accompagnano la legificazione dell’Information Technology in Italia.

Il risultato è che le Pubbliche Amministrazioni locali (tiro veli pietosi sulle Regioni e sulle Pubbliche Amministrazioni Centrali) sommano i siti tradizionali, rigorosamente unidirezionali, alle pagine -spesso profili personali- sui social network. Anche queste pagine -profili- sono gestiti in modo rigorosamente unidirezionale.

Uso il verbo “sommare” perché i siti istituzionali e le pagine sui social non si integrano organicamente tra di loro.

Eppure il mondo che viviamo è social. Facciamo un semplice esempio, recentissimi studi ci raccontano che larga parte degli italiani è arrivata all’uso del web perché ha scoperto i social network (Facebook in primis) come strumento straordinario di comunicazione.

E, contrariamente a quanto comunemente descrive la vulgata comune, il social è “un paese anche per i vecchi”.

Ecco allora che egovernment di deve declinare oggi, nel mondo moderno, come social government,

Le architetture partecipative sulle quali si basa il successo dei social network, ciò che comunemente definiamo “user generated content”, devono diventare le stesse architetture sulle quali dovrebbe basarsi l’attività sul web delle Pubbliche Amministrazioni.

“Social oriented” dovrebbe coniugarsi inoltre con “open oriented”, con “cloud oriented, con “geolocation oriented”.

Tornando però all’impatto generato dal social networking, le Amministrazioni dovrebbero adottare queste architetture e queste “culture” soprattutto se si pongono l’obiettivo di intraprendere un cammino verso una smart city.

Oggi, francamente, non ci siamo. Quello che evidenzio è, in primo luogo, un limite culturale che attraversa tutti e che dobbiamo avere il coraggio di affrontare.

Quando chiedo se, nell’utilizzo di Twitter, sia preferibile per una Pubblica Amministrazione avere più follower o più following, tutti mi rispondono “più follower”.

Risposta clamorosamente errata. Twitter è uno strumento flessibile, andrebbe specializzato nelle sue modalità d’uso. Preferibilmente potrebbe essere un formidabile canale di ascolto. Anzi, andrebbe incentivato tra i cittadini il suo uso come strumento di dialogo con l’Amministrazione. Più following quindi!!! Non penserete mica di essere come Lady Gaga, non siate presuntuosi!!!

Michele Vianello-agenda digitale-smart city

In questo modo tutti i social e i loro dialoghi potrebbero essere sottoposti a utilissimi strumenti di analytic.

Come teorizziamo l’introduzione di dashboard (e alcune aziende, in primis IBM, già le realizzano) affinché le Amministrazioni, usufruendo del flusso di dati che provengono dai sensori (IOT), possano monitorare costantemente la sostenibilità ambientale di una città, non dobbiamo trascurare di curare e studiare il monitoraggio di quello straordinario, unico, intelligente sensore protagonista della vita cittadina: l’essere umano.

Ecco perché l’uso consapevole dei social network (o dei civic media) può consentirci di fare evolvere l’idea di egovernment in quella più avanzata e moderna di social government. Un’idea di governo che, grazie all’uso consapevole da parte dei cittadini e delle Amministrazioni delle piattaforme social, si fonda sul dialogo e sulla condivisione.

Certamente, a monte ci dovrà essere una forte scelta politica e programmatica da parte delle Amministrazioni. Ma, possono le Amministrazioni pensare di governare efficacemente usando gli strumenti del passato?

Certamente ci sarà bisogno di professionalità adeguate e di alfabetizzazione digitale di tutta la popolazione a partire dalla governance cittadina. Ma questa scelta è oggi indispensabile.

Le Amministrazioni devono scegliere di adottare nuovi strumenti che arricchiscano qualitativamente le Istituzioni Democratiche.

Solo i ciechi possono continuare a dipingere il mondo dei social network con il “regno del male e del qualunquismo”.

Forse è ora che si faccia un deciso passo in avanti.

per approfondire ulteriormente il tema della Smart City visitate il sito di Connected City Council.

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Al Forum di SAS. Big data, è solo un problema di numeri??

Sono stato invitato al SAS Forum Italia 2014.

È stata una straordinaria occasione per comprendere, attraverso la voce dei protagonisti, l’evoluzione del mondo degli analytics e dei big data.

SAS si conferma naturalmente come una eccellenza di primissimo piano.

La mia attenzione tuttavia è rivolta a progettare il futuro, a comprendere come l’uso del dato potrà cambiare in meglio, nei prossimi anni, la vita nelle nostre città.

Questa mattina ho sentito parlare dell’analisi dei nostri dialoghi che avvengono sulle piattaforme di social networking.

Ho sentito parlare di miliardi di dati (usati dalle compagnie di assicurazione) generati dall’indagine dei nostri comportamenti sulle strade a bordo delle automobili.

Ho sentito parlare dei dati generati per supportare le attività degli Istituti di credito.

Mi ha colpito e mi ha affascinato l’attività del CERN raccontata da Alberto di Meglio. Set e set di dati “macinati” per estendere la conoscenza dell’uomo. L’evidenziare la necessità di nuove professionalità in grado di supportare le attività pubbliche e quelle private dovrà diventare la missione delle Università e dei centri di ricerca.

Le metodologie di analisi del dato usate dal MilanLab sicuramente non ci faranno -da sole- vincere lo scudetto, ma offrono uno spaccato rilevante dell’uso potenziale dei dati nella medicina.

Tutto bello, molte cose sono già note a molti di noi, altre mi hanno stupito.

Cosa manca?

Clamorosamente mancano le città; meglio le governance cittadine.

I dati generati ai sensori posti nelle nostre automobili potrebbero raccontare l’efficienza delle reti stradali italiane, evidenziare le criticità, i bisogni di manutenzione. Perché questi dati devono essere usati solo dalle compagnie di assicurazione?

I dati sull’uso delle reti che ci forniscono l’energia elettrica ci possono raccontare l’efficienza energetica di ogni singolo edificio e consentire così la messa in pratica di politiche di incentivo/disincentivo dei comportamenti e degli stili di vita.

L’analytics dei nostri dialoghi sui social network (ma perché no dei dialoghi su una nuova generazione di civic media) possono descrivere ad un Sindaco il gradimento delle politiche e delle scelte puntuali. Questi dati ci consentirebbero di monitorare l’efficacia delle politiche di una amministrazione o la customer di un servizio.

Non sfuggirà a nessuno che la profilazione dei nostri gusti e delle nostre esigenze cambia l’idea stessa di universalità (welfare state) dei servizi pubblici.

Sono certissimo che una azienda come SAS ha a disposizione tutti gli strumenti per fornire questa “nuova” generazione di servizi.

D’altronde quando nei miei libri parlo di Smart City, meglio di Città Intelligente, penso alla capacità, consapevolezza, possibilità di gestire i dati, di metterli a disposizione di platee sempre più ampie di city user.

Le scelte, anche legislative, annunciate dal Presidente del Consiglio Renzi di una nuova politica di open data pubblici, potrà generare i suoi effetti positivi, sia sotto il profilo della trasparenza  che sotto quello della generazione del valore, solo se questi dati potranno “metticciarsi” con i dati “privati” ed essere sottoposti a procedute adeguate di intelligence.

Ecco questa è la sfida. Naturalmente non è il fututo. Queste sono attività che possono essere realizzate qui ed ora.

 

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Condivisione e innovazione. La strada per le città smart

Leggendo il blog di Seth Godin mi sono imbattuto in questa importante riflessione.

“Imitate il modello di business. Non abbiamo una carenza di modelli di business, va bene se si sceglie uno a cui sta già lavorando qualcun altro.

Imitate il modello di web design. Ci saranno sempre abbastanza persone abbastanza coraggiose da inventare modi completamente nuovi di interagire on-line. Ma se non sei un interaction designer o il vostro modello di business dipende da qualcosa di nuovo, usate qualcosa che già funziona.

Usate gli strumenti già esistenti. Probabilmente non c’è bisogno di costruire un nuovo motore di smistamento della posta elettronica, un nuovo metodo di spedizione durante la notte o un nuovo modo di gestire il libro paga. Una volta che qualcuno ha sperimentato un modello affidabile costo-efficacia, sentitevi liberi di usarlo.

Quando si tratterà di sottolineare cosa ci sarà riconosciuto per la nostra unicità, esso sarà ciò che sarà stato donato agli altri. Gli scrittori non devono rubare le parole di altri scrittori, ed i chimici non hanno bisogno di rubare alla ricerca di altri chimici. Andranno avanti ad inventare.

Per il resto, rispettate coloro che sono venuti prima e usate il loro lavoro come una base consolidata per il vostro.”

È il mio stesso modello culturale:

-innovazione non è sempre un nuovo prodotto, quasi sempre innovazione è la capacità di cambiare sistemi, oggetti, modelli vecchi;

-sono vincenti le persone, le imprese, le economie che condividono, che sono in grado di scambiare costantemente con gli altri le buone pratiche;

-la città innovativa è un luogo di scambi, di inclusioni, sia di prodotti che, soprattutto, di culture diverse;

-la diversità è una ricchezza.

Come vedete bene è l’opposto di ciò che siamo abituati a fare.

Oggi il mondo dell’innovazione non è fatto per quelli che a scuola nascondevano ai loro compagni il compito in classe.

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Ulteriori sviluppi: stampa 3D per smart cities

Sono rimasto molto colpito da questa nuova evoluzione della stampa 3D.

Questo articolo “New MIT 3-D Printing Innovations Create Printable Objects That Assemble Themselves” ci illustra la capacità di una nuova generazione di prodotti in stampa 3D in grado di “adattarsi”, di “autoassemblarsi”.

Naturalmente mi piace molto l’idea di applicare queste innovazioni alla manutenzione urbana.

Siamo speranzosi che il noto “Ingegnere Capo” ci arrivi per tempo.

Sono troppo avanti … forse. Ma, come dovrebbe essere noto, l’innovazione per il futuro si crea già oggi.

Venite a visitare il sito di “Connected City Council-La Città Smart si fa giocando“.

 

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Il game come strumento per acquisire dati e dialogare con i city user

Pensate davvero che l’Amministratore Pubblico di una città conosca tutta la realtà che lo circonda?

Io sono convinto assolutamente che no, l’Amministratore conosce, ha contezza, “solo” di una parte della sua città.

Conosce sicuramente il mondo materiale, non conosce le infinite informazioni che potrebbero essergli fornite dal mondo di IOT (Internet of Things).

Contemporaneamente il mondo che lo circonda -a partire dai city user- dialoga e vorrebbe parlare con l’Amministrazione utilizzando le piattaforme di social networking. L’Amministrazione spessissimo subisce questi dialoghi, non li ritiene come propri.

Se voi chiederete ad un Amministratore se consideri il social network come una piattaforma abilitante a sviluppare l’egovernment, vi guarderà come se vedesse per la prima volta un extraterrestre.

La gamification può aiutare le Amministrazioni ad “ingaggiare” i cittadini e a renderli protagonisti in modo responsabile e consapevole della vita cittadina.

Il nostro gioco potrebbe chiamarsi “Giocare e apprendere”.

I servizi che Connected City Council  offre alle Amministrazioni si basano in larga parte sul game come modalità per acquisire i dati e strumenti innovativi di conoscenza.

Provate a visitare il sito di Connected City Council provate a giocare con noi.

 

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